Gli indifferenti (Alberto Moravia)

indifferentiRingrazio il mio professore di italiano delle superiori per non avermi mai assegnato da leggere questo libro. Meno fortunato è stato mio figlio che a 17 anni si è innervosito parecchio su queste pagine.
“Ma non succede niente!”
In effetti non succede niente. Il libro sembra finire nell’esatto punto in cui inizia.
Ma in fondo credo che l’autore non volesse affatto raccontare una storia.
E quel poco di storia che gli serviva per aggrapparci quel che ci voleva invece raccontare è una storia che infastidirebbe qualunque lettore.
I personaggi sono solo cinque e sono uno peggio dell’altro. Le loro azioni ma soprattutto i loro pensieri ti fanno sorgere il profondo desiderio di incontrarli per poterli prendere a sberle.
Come fa a piacere un libro così?
Piace.
Piace se hai la maturità per riconoscere quegli atteggiamenti, quei percorsi mentali in molta gente che frequenti e magari anche in te stesso. E per prenderne le distanze.
Piace se riesci a comprendere, anche se non a giustificare, alcuni degli allucinanti percorsi mentali dei personaggi. Se ti viene da prendere Michele e togliergli acqua e cibo per un paio di giorni per vedere se questo riesce a smuovergli un moto di rabbia, di tristezza, di spirito di sopravvivenza. Se a Maria Grazia ti viene voglia di interrompere il rocambolesco film che si autoproietta davanti agli occhi per farle vedere la realtà che si sta prendendo gioco di lei. Se Lisa ti muove quasi un moto di compassione, insieme all’imbarazzo. Se il viscido Leo alla fine è quello che lascia te nella più totale indifferenza.
Piace se riconosci l’abilità dell’autore nel descrivere con esattezza sensazioni sfumate, ambigue, contorte.
Piace se riesci ad apprezzare quel “non succede nulla” con l’attesa e la speranza invece che qualcosa succeda. E, mentre aspetti, quei personaggi ti avvolgono con i loro pensieri e ad un certo punto ne sei prigioniero.
Ringrazio il mio professore di italiano per non avermelo fatto leggere a 17 anni: mi sarebbe rimasta solo una grande sensazione di fastidio.
E’ un libro che merita ricordi migliori.

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