Q (Luther Blissett)

qHo questo libro in casa da anni.
Già in due occasioni avevo iniziato a leggerlo per poi abbandonarlo dopo poche pagine.
Ma dal suo scaffale continuava a tentarmi con due voci diverse: il tema, che conosco e mi interessa, della riforma protestante e delle sue conseguenze; ma anche il fatto che fosse tra i libri preferiti di persone di cui apprezzo intelligenza e gusti letterari. Senza contare tutta la storia che riguarda i suoi autori.
Un mesetto fa ho preso coraggio e l’ho ricominciato. Sapevo che mi avrebbero disorientato i numerosi personaggi ed i continui salti temporali e quindi sono stata particolarmene attenta a fissare alcuni punti di riferimento.
Una volta che sono riuscita a decollare però è stato un volo incredibile.
La vicenda narrata copre un tempo che va dall’affissione delle tesi di Lutero nel 1517 al 1555.
Geograficamente si va dall’Olanda (pur con qualche riferimento all’Inghilterra) giù fino ad Istanbul, con molte pagine naturalmente fisse sulla Germania, cuore della riforma protestante e delle rivoluzioni che da essa scaturirono.
Ad unire tutti questi anni anni e tutti questi luoghi due personaggi: il protagonista, di cui non sappiamo il nome ma che ne assumerà diversi durante la storia, e Q. I due si trovano a combattere diverse guerre sempre su fronti pposti, ma scoprono ciascuno l’esistenza dell’altro solo verso la fine. Il protagonista ci racconta quel che gli succede in prima persona e in alcuni momenti ricorda il passato permettendoci di riempire alcuni salti temporali fatti in precedenza. Di Q.invece conosciamo solo alcune lettere inviate ad un alto prelato ed alcune pagine di diario.
Non è un libro semplice: il tempo, i luoghi ed i personaggi sono molti e confondono.
Ma è un libro straordinario per la capacità di mostrarci quella storia da punti di vista insoliti (i contadini, i ribelli, gli intellettuali, le città, le spie e, naturalmente, i due grandi poteri del tempo: la Chiesa e l’Imperatore). Si parla di tesi religiose ma anche di economia, di come amministrare una città e di come vincere una guerra; si parla di amore, di tradimenti, di amicizia profonda, di libri e del loro potere. Si parla di “quella insolente, caparbia curiosità” che non ti fa mai smettere di combattere e di infilarti nelle situazioni più pericolose neanche quando sarebbe ormai ora di riposare.
E’ un libro ricco e impegnativo, ma dopo aver girato l’ultima pagina mi sentivo già triste e un po’ più sola. Sarà difficile trovare compagni viaggio all’altezza di quelli che mi hanno accompagnata in queste pagine.

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“Quando una fede testardamente vissuta incontra le lettere, ciò che ne nasce è quasi sempre qualcosa di grandioso, nel bene e nel male” (pag. 383)

“Per non dire poi delle menti raffinate che convogliano l’odio delle genti basse, il rancore sordo che cova sempre, verso se stesse, dividendole in fazioni e creando mille pretesti, e mille giochi, perchè queste abbiano a sfogarsi tra loro, con spargimenti di sangue tanto cruenti quanto immotivati, e mai contro coloro che stringono il bastone del comando.” (pag. 470)

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2 commenti

  1. bambi

     /  22 marzo 2015

    Uno dei libri più belli che abbia mai letto…

    Rispondi
  1. I libri che più ho amato nel 2014 | Francamente

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