Ultime lettere da Stalingrado

2014-04-24 11.00.20_1E’ un libricino minuscolo, pubblicato da Einaudi, che contiene 39 brevi lettere scritte da soldati tedeschi ormai accerchiati nei pressi di Stalingrado nel dicembre del 1942. La seconda parte del libro cerca di dare qualche riferimento storico in più per meglio capire in quale contesto quelle lettere sono state scritte.

Esiste qualcosa di più struggente delle lettere scritte da chi sa che sta per morire?
Credo di sì. E’ sapere che nessuna di quelle lettere ha raggiunto le persone a cui erano destinate.
Uomini che da una trincea scavata nell’inverno russo hanno scritto alla moglie, ai genitori, ai figli, all’amante, all’amico, al comandante prima dell’ultimo disperato attacco.
C’è stato chi ha avuto il coraggio di dire a questi soldati “Scrivete!” mentre con lo sguardo comunicava loro che non c’era più alcuna speranza e mentre nel cuore sapeva che quelle lettere servivano al regime nazista per conoscere l’umore delle truppe.
Come se non bastasse immaginarlo, anche da lontano, anche da un ufficio caldo guardando una mappa.
Sono lettere semplici, piene dell’umanità che non si può più nascondere in prossimità della fine.
Poche righe per definire con precisione la dignità di ciascuna di quelle vite.
Sono lettere mai recapitate.
Leggerle mi ha fatto credere di poter dar loro un po’ di pace.

“Ci siamo rispettati e amati e abbiamo atteso per due anni. È stato giusto, in un certo senso, che il tempo ci abbia diviso: ha aumentato il desiderio di rivederti, ma ha pure facilitato di molto il distacco. Ed è il tempo che può rimarginare la ferita per il mio mancato ritorno. In gennaio avrai ventotto anni, è ancora un’età molto giovane per una donna tanto bella, ed io sono contento di averti sempre potuto fare questo complimento. Sentirai molto la mia mancanza, ma non sfuggirai gli altri per questo. Lascia passare un paio di mesi, ma non di più. Gerdrud e Claus hanno bisogno di un padre. Non dimenticare che devi vivere per i figli, non darti tanta pena per il loro padre. I bambini dimenticano in fretta, soprattutto alla loro età. Guarda bene all’uomo che scegli, sta’ attenta ai suoi occhi e a come stringe la mano, come abbiamo fatto noi, e non sarai delusa. Una cosa soprattutto: educa i bambini a diventare gente che può camminare a testa alta e che può guardare in faccia a tutti. Ti scrivo queste righe col cuore pesante. Del resto tu non mi crederesti, se ti dicessi che mi è facile scrivere così, ma non ti preoccupare, non ho paura di ciò che avviene. Ripetilo sempre e continuamente, e anche ai bambini, quando saranno più grandi, che il loro padre non è mai stato un vigliacco e che anche loro non dovranno esserlo mai.”

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“Infine, i fatti personali. Puoi essere certo che tutto finirà in modo decente. é un po’ presto a trent’anni, lo so. Niente sentimentalismi. Un bacio alla mamma (stai attento, papà, ricordati del suo mal di cuore). Per il resto, saluti a tutti gli altri. Mano all’elmetto, papà, il tenente…prende congedo da te.”

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3 commenti

  1. Un altro minuto, per patimenti d’altra provenienza finiti nei medesimi luoghi: “L’altra Resistenza” – I militari italiani internati in Germania. Autore Alessandro Natta, editore Einaudi.

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  2. Grazie della segnalazione Alessandro!

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  1. I libri che più ho amato nel 2014 | Francamente

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