La notte dell’oracolo

Titolo originale dell’opera: Oracle night

Data di pubblicazione: 2004

Paul Auster è uno che scrive cose strane.

E’ meglio che sia chiaro, prima che iniziate a leggere uno qualsiasi dei suoi libri.

Per me questo è il primo ed all’inizio ho avuto qualche difficoltà. Finchè qualcuno mi ha detto: “Beh, Auster è strano” e allora mi sono messa l’anima in pace.

La  storia è semplicissima: Sid Crop, giovane scrittore,  si sta riprendendo lentamente da una grave malattia aiutato dall’amorevole fidanzata Grace.

L’amico John Trause, scrittore di successo, gli propone di scrivere una storia prendendo spunto da un episodio raccontato in Falco Maltese, in cui un certo Flitcraft decide di uscire dalla propria vita e sparire. Sid compra un nuovo taccuino (la faccio breve, eh…) ed inizia a scrivere. La storia che scrive parla di Nick, un editore  a cui una certa Rosa affida il manoscritto della propra nonna. Il manoscritto si intitola La notte dell’oracolo e racconta la storia di un tenente inglese Lemuel Flagg  che durante la prima guerra mondiale viene trovato in un bosco, svenuto e ferito, da due orfani francesi che lo curano e lo salvano; quando la guerra finisce il tenente porta i due ragazzini in Inghilterrra con sè e li adotta. Nick leggerà questo manoscritto mentre è su un aereo che ha preso  a caso dopo essere uscito di casa dicendo a sua moglie: “Porto fuori la spazzatura!”. L’aereo è diretto a Kansas City. Qui Nick arriva da uomo ricco e si ritrova, nel gito di 24 ore, senza un soldo. Lascia quindi l’albergo costosissimo in cui ha dormito e si mette ad aiutare Edward Victory, un ex tassista con il pallino per le guide telefoniche d’annata. Ma Sid Crop, mentre scrive questa storia sta anche pensando ad uno sceneggiato che ha come tema la macchina del tempo: i protagonisti sono Jack che arriva dal 1895 e Jill che arriva dal 22° secolo. I due si incontrano nel 1963 (coraggio, dove mai si incontreranno, i due, nel 1963?)

Pensate siano troppe storie per un libro solo? Macchè. Il buon Auster vi racconterà anche quella contenuta nel manoscritto che gli regala l’amico Trause (ma che lui perderà subito dopo), vi racconterà un’avventura surreale con un cinese titolare di una cartoleria. E poi penserà alla storia della fidanzata Grace e a quella del suo amico Trause, da cui trarrà un racconto in cui le due storie si incastrano in modo poco piacevole ma sempre più convincente per Sid.

Raccontato così, questo libro può sembrare orrendo, complicato, confuso. Eppure vi consiglio di leggerlo. Anche solo per il coraggio che ha avuto Auster ad infilare tutte queste storie in un libro di 200 pagine e non essersele giocate,come farebbero i più, in 20 libri da 300 pagine ciascuno. Leggetelo se volete confrontarvi con qualcosa di diverso e che vi farà riflettere su cosa sia davvero un libro, su cosa debba raccontare e su cosa spinga un autore a scriverlo. Non è un libro per chi d’abitudine legge poco: serve una certa dimestichezza con i salti tra i piani narrativi. Una penna ed un pezzo di carta a portata di mano possono essere utili.

Per un attimo mi ha ricordato Se una notte d’inverno un viaggiatore, di Calvino: anche là un sacco di storie iniziavano e non trovavano una fine. Nel libro di Calvino il protagonista era un lettore mentre nella Notte dell’oracolo è uno scrittore, o perlomeno un aspirante tale. Due punti di vista diversi per osservare forse la stessa cosa: la vita delle storie nei libri.

Paul Auster mi ha incuriosita. Credo che il prossimo passo sarà La trilogia di New York. Chissà se gli riuscirà di nuovo di farmi piacere un libro che, mentre provo a raccontarlo, sembra orribile anche a me.

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La sua vita avrebbe potuto essere interrotta a casaccio dalla caduta di una trave: e lui a casaccio avrebbe cambiato vita, semplicemente andando via.

Io, per esempio, se mi avessero dato la scelta tra viaggiare in avanti o all’indietro, non avrei avuto dubbi. Molto, ma molto meglio ritrovarmi tra i non più vivi che tra i non ancora nati. (…) Nessuno vuol sapere quando morirà o quando sarà tradito dalla persona che ama. Ma invece siamo ansiosi di conoscere i morti prima che fossero morti, di avere un contatto con i morti come esseri viventi.

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